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Arkham, Massachussets, 1934

Una voce riecheggia nella biblioteca della Miskatonic University,

“Non sono stato io…”

La stessa voce farfuglia qualcosa di poco comprensibile, un lamento, una smorfia di disperazione, una richiesta di aiuto, mentre documenti confusionari e all’apparenza sconnessi vengono sfogliati e sparpagliati su di una scrivania lì vicino, con la speranza di ottenere un qualche genere di ordine, forse un messaggio, forse qualcos’altro.

“Ci deve essere un nesso, un elemento comune…”

L’ odore della muffa e dell’ umidità pervade l’ ambiente, mentre il frastagliato scrosciare delle pagine l’une sulle altre, alternato ad un intenso e incostante affannare, è l’ unico rumore udibile all’ interno dell’ isolata struttura.

Sono le 23:08, la ricerca è ancora lunga…

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“Quei Misteriosi Documenti” è la campagna de “Sulle Tracce di Cthulhu” di cui io sono il Custode. Giochiamo live nei pressi di Pisa e il gruppo, formato da quattro giocatori, al momento è al completo.

Il gioco è ambientato negli anni ’30 del Novecento, negli Stati Uniti devastati dalla crisi economica cominciata nel ’29; è un epoca buia, pessimistica, colma di corruzione, razzismo e diseguaglianze sociali, dove guardarsi dal prossimo è la prima delle tante regole a cui è necessario adattarsi per sopravvivere.

Tuttavia, alla vita di tutti i giorni e agli imponenti eventi internazionali, si oppone qualcos’ altro… Qualcosa di più viscido e profondo; qualcosa di antico e inimmaginabilmente potente, capace di annientare quel poco di sanità mentale rimasta nel genere umano.

Pochi sono a conoscenza di tali nefandezze ma molti di essi sono all’ opera per scoprire la verità e per portare la Follia nel mondo intero.

“Che gli dei misericordiosi, se esistono, ci proteggano nelle ore in cui né il potere della volontà, né le droghe inventate dagli uomini posso­no tenerci lontani dall’abisso del sonno. La morte è compassionevole perché da essa non c’è ritorno, ma chi emerge, pallido e carico di ri­cordi, dai recessi della notte, non avrà più pace.
O, che stolto sono stato per aver intrapreso con tanta incoscienza lo studio di misteri che l’uomo non dovrebbe affatto conoscere!”

-Howard Philips Lovecraft, “Hypnos” (1922)

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